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martedì 6 novembre 2012

IL COLLOQUIO DI GRUPPO


CAPITOLO N. 1

Esco di corsa, prendo un libro come talismano e già sento il suo disappunto mentre lo infilo nel caos che è la mia borsa.  
CV,  4 copie, sempre con me perché non si sa mai; 
penna nera che può sempre servire; 
la mia agenda che chiede tregua dal precariato peggio di me, contenente la miriade di informazioni utili fra cui: offerte di lavoro; numeri di telefono da contattare;  indirizzi vari ed eventuali; date e orari di appuntamenti presi, da prendere e che forse prenderò. 
Cerco la pagina desiderata con l'appuntamento del giorno e memorizzo l'orario fissato per il "colloquio" fra la miriade di scarabocchi/appunti/deliri.
Verifico su Google maps per l'ennesima volta la strada da percorrere (mi piace essere precisa!), estraggo dal portamonete che invano reclama la sua ragion d'essere il biglietto Citypass e tenendolo in mano a mo di katana e nell'altra il mio fedele "BB" (telefono/rubrica/delirio), mi addentro nella giungla cittadina con "SPERANZA" al mio fianco.

Tempo fa mi sarei concessa un buon espresso al chiosco bar che fungeva da interruttore start della giornata, ma questo gesto è stato bandito dalla lista delle cose che si possono fare e destinato nella lista "cose superflue e rinunciabili" (verranno pubblicate entrambe le liste non appena finirò di scriverle, ma devo dire che una si allunga di giorno in giorno al contrario dell'altra... Vi lascio immaginare quale delle due cresce a dismisura!), cosi ora il caffè me lo preparo da me, senza troppi perché.

Aspetto la mia carrozza.
Accendo il mio MP3 ed ecco che risuonano le note del mio sottofondo musicale, mentre come un mantra mi ripeto le eventuali risposte da dare al colloquio (mi preparo che l'imprevedibile è sempre in agguato!) e via che ci siamo, la destinazione X compare davanti come un oasi nel deserto. Percorro la strada che mi separa dall'ignoto, con un briciolo di emozione per quello che mi aspetta... Sto "ignoto" mi terrorizza e stimola in egual modo, ed eccomi sono davanti al citofono. Alzo la mano destra, manco dovessi giurare, ed estraendo l'indice magico... puff! Mi accoglie una voce, mi invita a salire: "primo piano""Peccato", penso io, ci fossero stati più gradini da salire mi sarei riscaldata l'animo a dovere, così tanto per tenermi allenata, non si può mai sapere eh!
"Buon giorno, sono qua per il colloquio", dico con un sorriso angelico, "ma và" percepisco dall'espressione della segretaria/impiegata/delirante responsabile di turno. Mantengo saldo il mio sorriso e con passo deciso e fiero varco la soglia. Entro.
"Si accomodi lì", mi intima miss."io il posto fisso ce l'ho e lo difenderò con le unghie", consegnandomi una cartella trasparente, con non ho ben compreso cosa da compilare e svanisce insieme alle sue certezze.
Saluto le altre vittime che mi guardano con sospetto e una luce di sfida negli occhi. 
Mi siedo. Emetto un lungo respiro Zen e apro la mia incognita che tengo ben salda nelle mie mani come fosse un trofeo appena vinto e mi immergo nella lettura. Cerco di concentrarmi, ma lo ammetto, ci riesco solo dopo aver analizzato: situazione; luogo; persone. Vado in cerca di dettagli utili, indizi. Sherlock Holmes si impossessa di me e sento le idee via via vorticare, prendere forma e librarsi nell'aria dopo essere state centrifugate e masticate dalla mia testolina frenetica.
Dopo la danza cerebrale, riabbasso lo sguardo sul questionario,  conscia che di pericolo non se ne sente traccia, ma di abbassare la guardia non se ne parla!
"Nome; Cognome; Data di nascita; Residenza". "Ok, facile... Le sò". Compilo diligentemente tutti i campi fino ad arrivare alla domanda che capisco essere la causa dell'aggrovigliamento viscerale che sento in atto dentro di me. 
La rileggo due, tre, quattro volte e una domanda viene a me di farla: "E SECONDO VOI PER COS'ALTRO?!"
Scusatemi, la domanda è la "domanda delle domande", cioè: "PERCHE' CERCHI LAVORO"

"PERCHE'?! ... Ma perché ho l'hobby della ricerca, e cosi mi sono specializzata in caccia al lavoro, sà volevo fare l'archeologa ma di soldi per farmi studiare non ne avanzavano mai e cosi mi sono arrangiata come potevo!!!".
Ora, o lascio che il cinismo prenda il sopravvento e irreversibilmente comandi il mio cervello e di riflesso la mia mano verso una risposta al quanto bizzarra, oppure lascio che quel barlume di ragione che mi rimane scriva la cosa più ovvia e soprattutto scriva la verità. Opto per la seconda scelta e in tutta sincerità armata di coraggio e di un sorriso isterico scrivo: "PER LO STIPENDIO... e che cavolo!!!". Mica ci riesco ad essere ipocrita, soprattutto quando sono pienamente consapevole che, "i soldi" servono, per ovvi motivi... Me ne basterebbe anche uno sobrio di stipendio, mica per farci chissà che... Mi servirebbe, ad esempio per farci la spesa, per mangiare si intende! Mica per andare ad una Beauty Farm, figuriamoci!: "LA SPESA=NUTRIZIONE=SOPRAVVIVENZA".
Chiaro, semplice e concreto!.

Consegno il mio bel questionario all'impiegata di turno e pazientemente attendo, insieme al turbinio di punti di domanda/dubbi/curiosità delirante che vedo formarsi sopra le teste delle ragazze sedute intorno a me.
"Potete accomodarvi nella stanza accanto". Le parole soavi della reginetta del posto fisso riecheggiano dello stipite della porta di fronte a noi, affacciandosi e facendo cenno di seguirla. Ci riaccomodiamo ed ecco a voi, signore e signori ha inizio il COLLOQUIO e perentorio parte il rimprovero per non aver occupato i posti in prima fila, "fosse un concerto" mi dico mentre caparbia mi alzo da brava guerriera e mi siedo là davanti!

Dunque... vi risparmio tutta la favoletta imparata a regola d'arte dalla responsabile-attrice , che tenta di impastarci per bene con le solite dosi di entusiasmo e finta cortesia, crescita mista a grandi possibilità di carriera e quel pizzico di miele cosparso di guadagni   anche facendo un "part-time", e mi soffermo nell'analisi del genere umano, che non smette mai di sorprendermi nel bene o nel male, e lascio a voi immaginare le reazioni silenziose e caute di molti che erano li con me, e i dubbi, le incertezze si fanno ancora più grandi di quelli lasciati nella stanza dei questionari. Percepisco la domanda collettiva leggendo nei loro occhi: "ma .. in sto lavoro, che si deve fare?! No, perché non se capitoooooooo!!!".
Eravamo li per un "posto di lavoro d'ufficio"s'era detto al telefono, ma qualcosa, più di una vabbé, non mi tornava e a quanto pare non ero l'unica a pensarla cosi.
"Chi vuole partecipare alla settimana PRIMI PASSI", ci sorride la Fata Turchina, dall'alto del suo sgabello, invitandoci ad un nuovo incontro... Rispondono si solo tre persone su dieci, e porca vacca io sono una di quelle... Già, mica posso permettermi di dire di no cosi tanto per dire eh! Biglietto da visita schiaffato in mano con tanto di numero di telefono della referente ed il magico appuntamento marchiato sul retro.
Mi pento immediatamente del mio si, ma lo ammetto sono carica di curiosità come sempre e nel chiedermi il perché, mi avvio a piedi (cosi risparmio almeno una corsa dell'autobus, che può sempre servirmi) verso la strada che mi condurrà in lande conosciute e sincere. Cammino verso casa felice con "Speranza" che mi tiene per mano. 
Ad attendermi  un saluto e delle fusa sincere.
Anche oggi, il mio contributo l'ho versato.